giovedì 13 aprile 2017

Le prime mosse del nuovo Milan: Montella, Donnarumma e l’Uefa

Ora che il closing è stato archiviato, c’è da costruire il futuro. Il nuovo Milan deve subito cominciare a correre. Stasera, dopo aver fatto visita alla squadra a Milanello, la nuova proprietà (con Marco Fassone ci sarà anche il d.s. Massimiliano Mirabelli) cenerà con il tecnico Vincenzo Montella: la priorità è parlare con l’allenatore per confrontare obiettivi, desiderata, idee di calcio e di mercato.
Ce n’è qualcuna già in cantiere: il difensore dello Schalke 04 Kolasinac ormai è perso, resta ancora in vita l’idea Luiz Gustavo (centrocampista del Wolfsburg), ma, appunto, prima bisognerà fare il punto con il tecnico. Se ci sarà un’intesa si parlerà presto anche del suo rinnovo: i cinesi sono ben intenzionati a proseguire con Montella, di cui hanno apprezzato il lavoro, qualunque sarà il risultato finale di questa complicata stagione.

A proposito di rinnovi, l’imperativo categorico di tutti i tifosi del Milan è blindare Gigio Donnarumma, che, a 18 anni, è la vera stella della squadra. Fassone ha già messo in preventivo che tra le prime sue mosse da ad ci sarà l’incontro con il procuratore Mino Raiola, che in questi mesi ha distribuito dubbi e parole anche piuttosto offensive verso i cinesi. Il nuovo Milan sa che deve cominciare con il piede giusto e farà di tutto per accontentare il portierone, che di suo resterebbe volentieri in rossonero. Discorso simile per Mattia De Sciglio, altro prodotto della cantera, che però pare invece intenzionato a partire, magari per raggiungere Massimiliano Allegri. Domani prima uscita pubblica della nuova proprietà, che sarà allo stadio (arrivo ore 11.30) per assistere al derby, decisivo per le speranze d’Europa di questo Milan.

Perché il futuro passa dal ritorno nelle Coppe: l’obiettivo minimo della nuova proprietà, la prossima stagione, sarà il quarto posto, che apre le porte della Champions. Un ritorno che non vale solo per la gloria: tutti gli studi di mercato mostrano che, per provare a rendere redditizia una società di calcio, la Champions è vitale. Perciò, nonostante l’acquisto del Milan abbia costretto Yonghong Li a contrarre molti debiti (il primo a scadere sarà, tra 18 mesi, il prestito ponte del fondo Elliott, che andrà ripagato o sostituito con un altro finanziamento più a lungo termine), la partenza dovrà essere necessariamente forte: la nuova proprietà è convinta di avere già finanziata la prima sessione di mercato, dove ha previsto di investire tra i 100 e i 150 milioni. In ogni caso, ed è il particolare che dovrebbe tranquillizzare di più i tifosi, perplessi dopo una trattativa così difficile, il Milan non potrà in alcun modo svalutare la sua rosa: insomma, per ripagare i finanziatori non potrà svendere i gioielli di famiglia. Per un campione che dovesse, eventualmente partire, ne dovrebbe arrivare qualcun altro di egual valore.


L’altro appuntamento decisivo per stabilire come si svilupperà il futuro prossimo del Milan sarà il 21 aprile a Nyon davanti all’Uefa: l’idea di Fassone è quella di usare lo strumento del «voluntary agreement», una sorta di autodenuncia in cui la società ammette di non aver rispettato i parametri del fairplay finanziario negli ultimi anni e studia un piano per azzerare il debito (che ora ammonta a 190 milioni: è calato rispetto alla valutazione del club di luglio, quando arrivava a 220 milioni) in un determinato arco di tempo. Così si evita la multa per il passato, ma si contrae l’obbligo di non sgarrare nei passaggi futuri. E qui si ritorna alla necessità di aumentare in qualche modo i ricavi. Al di là dei proventi della Champions, molte aspettative vengono riposte nelle potenzialità commerciali del mercato cinese, tra lo sfruttamento del marchio Milan, l’apertura di scuole calcio e la raccolta di nuovi sponsor. L’obiettivo finale, ma da realizzare solo quando il club si sarà rilanciato sul piano sportivo, è la quotazione in Borsa. Ma prima bisogna che il Milan ricominci a correre.

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