mercoledì 12 aprile 2017

Abusi sessuali su un dodicenne: gli aguzzini sono due minorenni

Gli abusi sono iniziati nell’autunno del 2015 e sono proseguiti fino allo scorso settembre. Per un anno hanno costretto un ragazzino di dodici anni a rapporti sessuali nei pressi del campo sportivo del paese in provincia di Bergamo dove risiedevano tutti i protagonisti di questa vicenda che coinvolge solo minorenni. Mesi di violenze e minacce avvenute davanti ad altri giovanissimi e terminate quando i carabinieri.....
lo scorso ottobre sono intervenuti e hanno notificato a due adolescenti, un sedicenne e un diciassettenne, un’ordinanza di custodia cautelare in una comunità dove ancora si trovano.


Violenza sessuale di gruppo e atti osceni in luogo pubblico i reati contestati. Coinvolto nella vicenda c’era pure un terzo ragazzino al momento non imputabile perché di età inferiore ai 14 anni. La sua posizione potrebbe però mutare nelle prossime settimane quando in un’aula del tribunale dei Minorenni di Brescia si aprirà l’udienza preliminare nei confronti del più grande dei giovani aguzzini. 

Il sedicenne, che si sarebbe limitato a fare da palo le violenze, è invece già finito davanti al giudice e il 24 marzo ha visto accogliere la richiesta di messa alla prova avanzata dal suo legale. Il sedicenne per un anno e cinque mesi dovrà affrontare un percorso di recupero in una comunità e nel frattempo il procedimento penale rimarrà sospeso. Nel settembre del 2018, dopo un primo incontro fissato per la fine della prossima estate, la sua posizione verrà valutata e se dimostrerà di essersi «riabilitato» i reati saranno cancellati. In caso contrario tornerà a processo. 

A far scattare l’indagine dei carabinieri e della Procura dei Minorenni di Brescia è stata a settembre la denuncia di una vicina di casa del dodicenne abusato. Da lei il ragazzino, nato da una famiglia non italiana, trascorreva il pomeriggio facendo i compiti e a lei ha confidato quello che da tempo accadeva in una zona appartata del campo sportivo del paese a pochi chilometri dal Sebino. «Mi fanno fare quelle cose sotto minaccia – aveva raccontato ribadendo le parole anche al magistrato che lo aveva ascoltato pochi giorni dopo a scuola – Dicono che se ne parlo con qualcuno mi picchieranno o romperanno la bicicletta».

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